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Vivere con la celiachia

Gli aspetti psicologici della celiachia nei bambini

Quali sono gli aspetti psicologici ed emotivi della celiachia nei bambini? Scopriamo insieme come la diagnosi di celiachia si manifesta nella sfera emotiva e psicologica del bambino celiaco e della sua famiglia.
La celiachia, e più in generale tutte le malattie croniche che insorgono durante l’infanzia, incindono sull’intero sistema familiare, alterando sia le interazioni tra genitori e bambini sia lo sviluppo del sé nel bambino.

La diagnosi di celiachia comporta per l’individuo e la sua famiglia un grande cambiamento nello stile di vita, con forti ripercussioni sulla stabilità emotiva, sociale e relazionale.

L’unica terapia per la celiachia è la dieta senza glutine per cui tutte le abitudini alimentari del bambino vengono totalmente stravolte e questo implica la completa riorganizzazione delle giornate e della vita sociale del piccolo e di tutta la sua famiglia, con particolari difficoltà psicologiche.

La diagnosi di celiachia rappresenta, quindi, un vero e proprio momento di crisi per l’intera famiglia, oltre che per il bambino. Il piccolo ha la necessità di elaborare questo cambiamento, lo stacco netto tra ciò che era prima la sua vita e ciò che deve iniziare ad essere dal momento della diagnosi.

Il Ministero della Salute ha sottolineato l’importanza di prendere in carico gli aspetti cognitivi e comportamentali legati alla dieta senza glutine e, di conseguenza, al radicale cambiamento di vita della famiglia del paziente.

A livello emotivo la celiachia nei bambini si manifesta con alterazioni dell’umore, apatia, irritabilità, aggressività con i compagni, svogliatezza a scuola, dipendenza dalla madre e, in casi estremi, una chiusura molto simile all’autismo.

Questi aspetti possono continuare ad esistere anche dopo l’inizio della dieta senza glutine, come una sorta di protesta contro questo grande cambiamento che si trova a dover affrontare improvvisamente il bambino.

Difficilmente con una malattia cronica si manifestano gravi problemi fisici, ma può manifestarsi una forte stanchezza nei momenti più delicati dello sviluppo.
Il disagio maggiore, per quanto riguarda la celiachia, è rappresentato dalla dieta senza glutine, unica terapia per questa patologia.

Nei bambini molto piccoli il divieto di mangiare determinati alimenti può non essere capito e, quindi, essere vissuto come una costrizione. In questi casi è importante che i genitori sappiano dare al piccolo tutte le informazioni necessarie su ciò che può e non può mangiare e sull’importanza di seguire una dieta senza glutine per la sua salute. Bisogna stabilire un rapporto di estrema fiducia ed apertura tra i genitori e il bambino celiaco.

In età scolare il bambino può vivere la malattia come un evento esterno a sé, con una grande paura di essere considerato diverso e di non essere accettato. Informare e sensibilizzare la famiglia, gli insegnanti e gli amici sulla celiachia può aiutare il bambino ad avere più fiducia in se stesso, facendolo sentire più tranquillo e al sicuro.

Durante l’adolescenza la situazione è più complessa in quanto la diagnosi di celiachia può interferire con il desiderio di libertà ed indipendenza tipico di questo periodo di crescita. Spesso si manifesta un senso di impotenza e di inferiorità rispetto ai compagni che può spingere all’isolamento, al rifiuto e alla trasgessione nei confronti della dieta, come segno di ribellione.

Più il bambino è piccolo più è importante la reazione della famiglia che lo circonda per quanto riguarda l’accettazione e l’adattamento del bambino alla malattia e alla dieta. Il metodo migliore per aiutare il bambino celiaco è quello di aiutare anche i suoi genitori a rinforzare la fiducia in se stessi, ad accogliere le emozioni e i cambiamenti del proprio bambino senza averne paura e a trovare il giusto equilibrio tra istinto di protezione e incoraggiamento all’autonomia.

Grazie al supporto di uno psicologo esperto in ambito alimentare i genitori possono trovare  un contenimento per le loro ansie, preoccupazioni e sensi di colpa, così da poter aiutare il proprio bambino ad affrontare questo grande cambiamento e ad accettarlo.

Fonte:
psicologheinrete.it

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